La Fibromialgia: analisi storica di una sindrome attuale

La fibromialgia (in inglese FMS – Fibromyalgia Syndrome), spesso fraintesa e sottovalutata, è una sindrome algico-sistemica che affligge milioni di persone in tutto il mondo.

Non viene classificata come malattia, ma piuttosto come un insieme di sintomi ed è stata oggetto negli anni (e lo è ancora) di numerosi studi e dibattiti medici.

Il termine fibromialgia deriva dalla combinazione di parole greche e latine che descrivono le caratteristiche principali di questa condizione fisica.

Il nome è composto da 3 parti:

  • Fibro: deriva dal latino fibra, che indica le fibre del tessuto connettivo, come quello presente nei tendini e nei legamenti;
  • Myo: proviene dalla parola greca mus, che significa muscolo, indicando così la componente muscolare coinvolta nel dolore e nella sintomatologia della sindrome;
  • algia: anch’essa di origine greca, da algos, che significa dolore. Questa parte del termine sottolinea la caratteristica predominante della fibromialgia: il dolore diffuso.

Pertanto, fibromialgia letteralmente significa “dolore nei muscoli e nei tessuti fibrosi“.

Questo nome fu adottato per riflettere la natura del dolore e dell’infiammazione percepiti in queste aree del corpo, benché la ricerca abbia poi dimostrato che la fibromialgia è più complessa e coinvolge significativamente il modo in cui il sistema nervoso elabora i segnali di dolore.

Tabella dei Contenuti

Sintomatologia della fibromialgia

Questa condizione influisce principalmente sulla modalità con cui il cervello elabora i segnali di dolore, amplificando le sensazioni dolorose.

Si può definire quindi una malattia reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico, ma viene spesso definita sindrome fibromialgica, poiché esistono segni e sintomi clinici che sono presenti contemporaneamente, tra i quali:

  • dolore muscolari diffusi e rigidità
  • disturbi del sonno
  • colon irritabile
  • bruciore intimo
  • alterazioni dell’umore
  • stanchezza cronica
  • disturbi psichiatrici quali depressione e ansia o disturbi da stress (es. disturbo post-traumatico da stress)
  • fibro-fog.

l termine fibro-fog è l’unione del termine fibro (che sta per fibromialgia) e fog (che significa nebbia), e consiste sostanzialmente in un quadro di difficoltà a concentrarsi e a effettuare semplici elaborazioni mentali, oltre che includere problemi di memoria e di pensiero, tutti sintomi caratteristici delle persone con fibromialgia.

Quando si parla di fibro-fog si fa riferimento quindi a una riduzione della lucidità, senso di confusione in testa, diminuzione della memoria a breve termine, difficoltà nell’apprendimento, difficoltà di concentrazione, problemi a conversare e problemi di memoria visiva.

Le persone con fibromialgia si rendono conto ben presto che la loro memoria non è più quella di prima, e inizia a insinuarsi in loro il timore della demenza, che causa nelle persone fibromialgiche, di conseguenza, difficoltà nei rapporti interpersonali, isolamento e depressinoe.

Incidenza della fibromialgia

Colpisce 1,5-2 milioni di italiani e si manifesta generalmente tra i 25 e i 55 anni. Le donne hanno più probabilità di sviluppare la fibromialgia rispetto agli uomini.

CAUSE della fibromialgia

Nonostante le cause esatte della fibromialgia non siano ancora state definite, si ritiene che essa possa derivare da una combinazione di fattori genetici, infezioni, traumi fisici o stress emotivi, che alterano il modo in cui il corpo percepisce il dolore.

La diagnosi si basa sui sintomi e sull’esclusione di altre condizioni mediche tramite un processo che può essere complesso e richiede una valutazione dettagliata.

Storia della fibromialgia: denominazione

  • Descrizione di dolori e dolori muscoloscheletrici si possono già trovare nella letteratura europea risalente alla fine del XVI secolo. Il medico francese Guillaume de Baillou (1592) introdusse per primo il termine reumatismi muscolari per descrivere le manifestazioni cliniche di dolore muscolare associato a febbre reumatica acuta.
  • Nel XVIII secolo, si iniziò a distinguere i reumatismi articolari (con caratteristiche deformanti) dai disturbi muscoloscheletrici del tessuto molle (dolorosi ma non deformanti), che generalmente venivano chiamati reumatismi muscolari.
  • Nel secolo scorso, sintomi come affaticamento, dolore muscolare diffuso, perdita di energia, mal di testa, problemi di concentrazione e cambiamenti comportamentali, hanno iniziato a essere associati a vari tipi di diagnosi che corrispondevano alla fibromialgia, come nevralgia per Valleix (nel 1841 introdusse il concetto di dolore riferito/punto trigger) o callosità muscolare per Froriep (nel 1843 ipotizzò un processo esudativo e proliferativo del muscolo e non del tessuto connettivo, riscontrando nel dolore regionale dei pazienti una durezza muscolare palpabile e dolorosa alla pressione). Per Helleday (1876) si trattava di miite cronica reumatica, mentre Beard nel 1880 considerò il dolore diffuso (oltre alla fatica e disturbo psicologico) una nevrastenia/mielastenia, attribuendo quei sintomi agli stress quotidiani della vita moderna.
  • Nel 1893 Graham affermò che l’origine del reumatismo muscolare una coagulazione della sostanza muscolare contrattile semi-fluida e l’adesione delle fibrille muscolari, anticipando il concetto approvato negli anni ’20 che i punti trigger erano determinati da un cambiamento colloidale da sol a gel, con variazione della viscosità citoplasmatica nel tessuto muscolare coinvolto. Schade lo definì miogelosi e Lange & Everbusch lo definirono indurimento muscolare.
  • Il neurologo William Gowers introdusse nel 1904 per la prima volta il termine fibrosite, definendo la lombaggine e il reumatismo muscolare in genere “una forma di infiammazione dei tessuti fibrosi dei muscoli caratterizzati da dolore spontaneo, sensibilità asintomatica alla compressione meccanica, la fatica, i disturbi del sonno, e l’aggravamento dei sintomi per esposizione a freddo acuto e cronico e sovraccarico muscolare. Il termine fibrosite divenne radicato e fu usato per i successivi 72 anni.
  • Verso la metà del XX secolo, altri studiosi usarono denominazioni come fibromiosite nodulare (Telling 1911), miofascite (Albee 1927), miofibrosite (Murray 1929), neurofibrosite (Clayton 1930) e tossiemia allergica (Rowe 1930).
  • Nel 1937, Halliday scrisse che il reumatismo muscolare era una manifestazione minore di uno stato cronico psiconeurotico, suggerendo di abbandonare il termine fibrosite e di usare un nome associabile a dolore, rigidità e dolenzia.
  • Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, un’alta incidenza di patologie tra i soldati attirò l’attenzione: a circa il 70% dei pazienti reumatici ammessi in un ospedale dell’esercito britannico fu diagnosticata la fibrosite. In assenza di infiammazione o degenerazione (e in associazione con depressione e stress) venne etichettato come reumatismo psicogenico.
  • Altri nomi che la storia della fibromialgia vede assegnare a questa sindrome sono mialgia idiopatica, mialgia reumatica, mialgia da tensione, mialgia allergica, sindrome da dolore miofasciale, miodisneuria, tendinopatia generalizzata e miofibrosite interstiziale fino agli anni ‘70.

Storia della fibromialgia: ricerche

  • 1968 – Eugene F. Traut Mise a fuoco le caratteristiche sistemiche della FMS (ad esempio, stanchezza, sonno scarso, mal di testa e colite) e il ruolo dell’interazione mente-corpo nella patogenesi della FMS, fornendo una descrizione della fibrosite abbastanza simile a quella utilizzata oggi. Riscontrò una prevalenza di questi sintomi nel genere femminile. Utilizzando un diagramma, dimostrò i punti sensibili di localizzazione del dolore come muscoli occipitali, muscoli paraspinali e l’origine del muscolo gluteo sulla cresta iliaca posteriore. Descrisse il dolore generalizzato ma anche quello regionale, inclusi la sindrome del tunnel carpale e la contrattura di Dupuytren.
  • 1972 – Hugh Smythe Considerato il nonno della moderna FMS, il suo studio influenzò molti ricercatori sulla fibromialgia tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Viene considerato il primo a descrivere la FMS esclusivamente come una sindrome di dolore generalizzato, insieme a stanchezza, sonno scarso, rigidità mattutina, fattori aggravanti e allevianti, stress emotivo e molteplici punti sensibili. Smythe fornì anche un insieme funzionale di criteri per la diagnosi, specificò i siti dei punti sensibili e il ruolo del sonno fu adeguatamente enfatizzato, fornendo risultati dell’elettroencefalogramma del sonno (EEG), definendo come causa della FMS il ruolo del sonno non ristoratore, combinato a trauma e stress emotivo. Suggerì lo stress meccanico nelle strutture profonde della regione della colonna cervicale e lombosacrale come fattore per un’iperalgesia riflessa sostenuta.
  • 1976 – Philip Khaler Hench Venendo esclusa la presenza di infiammazione, la FMS venne considerata una patologia su base esclusivamente psicologica fino al 1976, quando il medico statunitense Philip Kahler Hench coniò il termine fibromialgia e identificò la malattia con una natura di matrice reumatologica non infiammatoria. Il suo riconoscimento come sindrome è avvenuto nel 1981.
  • 1981-1984 Muhammad B. Yunus A lui si deve la prima descrizione di uno studio clinico controllato che validava i precedenti sintomi e punti dolenti con l’aggiunta di nuovi sintomi come il gonfiore soggettivo e parestesia. La FMS viena associata ad altre sindromi funzionali (es. sindrome dell’intestino irritabile) e divulgato il termine fibromialgia.
  • 1984 – la prima rappresentazione grafica del concetto secondo cui la FMS e altre sindromi funzionali hanno caratteristiche sovrapposte, associazioni reciproche e
  • 1987 – l’associazione dei medici statunitensi accetta la fibromialgia come patologia.
  • 1990 – di conseguenza, l’American College of Rheumatology crea un comitato che formulerà dei criteri diagnostici per la fibromialgia basati sulla presenza di dolore diffuso e su specifici “punti dolenti” al tatto. Questi criteri sono stati aggiornati nel 2010 e nel 2016 per includere un’ampia gamma di sintomi oltre al dolore.
  • 1992 – la fibromialgia viene riconosciuta a livello globale come malattia e viene classificata tra le malattie reumatiche, venendo inserita nella 10° revisione dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems entrata in vigore il 1° gennaio 1993 (ICD-10, codice M79-7).
  • 1994 – con la “Dichiarazione di Copenhagen”, la diagnosi di fibromialgia viene accettata a livello internazionale.
  • 2007 – nella versione italiana dell’ICD-9-CM (anno 2007) la “fibromialgia” è classificata con il codice 729.0: “Fibromialgia e Reumatismi extra-articolari diffusi non specificati”, classificazione ripresa nel 2019 dalla Società Italiana di Reumatologia che la vede inserita tra le malattie e sindromi dolorose extra-articolari diffuse.

La fibromialgia in Italia

In Italia, come nel resto del mondo, la ricerca continua a evolversi.

Gli studi si sono concentrati sulle possibili cause, sui trattamenti efficaci e sull’impatto della sindrome sulla qualità della vita dei pazienti.

Tuttavia, rimane una condizione complessa con molte sfide sia diagnostiche che terapeutiche ancora da vincere.

La sindrome fibromialgica è, ad oggi, una delle principali cause di assenze dal lavoro e di disabilità, quindi ha un grande impatto sulla qualità della vita dei pazienti, oltre che sull’economia nazionale.

La diagnosi precoce influenza positivamente la storia della sindrome, con ricadute favorevoli a livello clinico, psicologico, sociale ed economico, ma ciononostante sussistono ancora problemi rilevanti in merito alla tempestività della diagnosi, che rimane in ogni caso una diagnosi di esclusione.

Possibili cause del quadro fibromialgico

Il cranio possiede una capacità resiliente di assorbire determinati tipi di tensioni.

Tra le principali cause di queste tensioni vi è la malocclusione dentale, causata da un disallineamento dei denti o da una discrepanza nelle dimensioni delle ossa del viso, come quelle della mascella, della mandibola e del palato.

Questa condizione può portare a uno stress sui muscoli utilizzati per masticare, che potrebbe risultare in una serie di problematiche, inclusi disturbi seri quali l’infiammazione del nervo trigemino.

Quest’ultima può influenzare negativamente la capacità di una persona di sentire normalmente e può essere la radice di sindromi che coinvolgono sia dolore che problemi posturali.

Allo stesso modo la malocclusione può considerarsi un fattore di rischio per sviluppare disturbi dell’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM), che si avvale di molti legamenti che la sorreggono e stabilizzano.

Disturbi dell’ATM non adeguatamente curati, possono causare una sofferenza decennale che inizia con un dolore sull’articolazione nella regione davanti all’orecchio e che continua con dolori cervico-brachiali con cefalea.

Il dolore cronico derivato, a sua volta, potrebbe contribuire al processo di sensibilizzazione centrale, fenomeno che vede il sistema nervoso centrale diventare ipersensibile agli stimoli dolorosi (tratto caratteristico della fibromialgia).

La difficoltà diagnostica

La diagnosi differenziale tra fibromialgia e altre cause di dolore cronico è di fondamentale importanza, in quanto molti dei sintomi scheletrici ed extra-scheletrici – caratteristici della fibromialgia – possono essere riscontrati in numerose altre malattie.

La fibromialgia, inoltre, può essere trovata in associazione con patologie diverse reumatiche e non, aumentando il rischio di commettere errori diagnostici. 

Il dolore cronico diffuso che dura da almeno 3 mesi è il sintomo principale.

  • Le sedi in cui il dolore viene più comunemente riscontrato sono il tratto lombare, il collo, le spalle, le braccia, le mani, le ginocchia, le anche, le cosce, le gambe, i piedi e la zona anteriore del torace.
  • La gravità e la localizzazione del dolore possono variare a seconda dei giorni, con l’aggravante del freddo, umidità, ansia, stress, sovraccarico o inattività, sonno disturbato e il rumore.

 

L’approccio kinesiologico dello Studio Medico Pantani

Per capire come i disordini cranio-mandibolari si ripercuotano sul corpo e la postura, presso lo Studio Medico Pantani a Carrara, medici odontoiatri-gnatologi da anni ricorrono a un approccio kinesiologico, in grado di offrire test specifici di diagnosi.

I dottori Marco e Massimo Silvio Pantani, come primo passo per accertare una eventuale malocclusione, origine del disturbo, effettuano una visita gnatologica-kinesiologica-posturale a 360° senza effetti collaterali.

Una volta identificato con certezza il problema, viene applicato un RIP (Riposizionatore Posturale), uno speciale dispositivo intra-orale realizzato specificatamente su misura per il paziente.

Il sollievo dal dolore è rapido e il miglioramento (fino alla completa risoluzione della patologia) dipende dal tempo e dai vari interventi di stabilizzazione decisi dallo gnatologo.

Una diagnosi corretta dovrebbe sempre essere eseguita da un professionista sanitario che può valutare la storia del paziente, i sintomi e, se necessario, prescrivere esami diagnostici come una risonanza magnetica per escludere altre cause del dolore.

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Nasce dall’interazione tra 3 SCIENZE:

  • La POSTUROLOGIA permette di verificare quali catene muscolari sono alla base dei dolori del Paziente
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Esistono numerose ricerche scientifiche che dimostrano una correlazione tra benessere psico-fisico ed equilibrio dell’ingranaggio dentale e tra queste le linee guida presentate dal Ministero della Salute (vedi pubblicazione del 2017 sul link sottostante).

Cosa dicono i nostri pazienti del Programma Postura Ok?

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